“accentuazione dell’insicurezza ontologica comune a tutti gli uomini, per cui anche in circostanze di vita ordinarie, un individuo può sentirsi più irreale che reale, letteralmente più morto che vivo, differenziato in modo incerto e precario dal resto del mondo, così la sua identità e la sua autonomia sono sempre in questione. Può mancargli la sensazione della continuità temporale; può fargli difetto il senso della propria coerenza o coesione personale. Si può sentire come impalpabile, e incapace di ritenere genuina, buona e di valore la stoffa di cui è fatto. Può sentire il suo io parzialmente disgiunto dal suo corpo.”
non essere del tutto convinti di esistere è seccante.
no,dico davvero.
ci sono delle piccole cose di cui si ha bisogno,delle piccole certezze,quei piccoli semplici piaceri che ci rendono contenti,come il caffè la mattina,il sole sulla faccia,la cortesia delle persone e la consapevolezza di esistere in un dato momento ed in un dato spazio.
Qualche giorno fa ero al supermercato (non so perchè ma tutti i miei momenti esistenziali si svolgono nei supermarket.”Costei è davvero la figlia del consumo” direte voi,dopo avermi infilato una lancia nel costato) tra le allegre merendine,i simpatici biscotti ed i gioiosi cioccolatini (vabbè non era poi così gioioso come momento) ed all’improvviso è arrivata quella sensazione di inesistenza,quel dubbio,quell’atroce domanda:
“ma io che ci faccio qui?”
il tutto dura un attimo ma in quell’attimo è tutto così incerto,chi sei,dove sei,cosa sei.
ed i tegolini mi sono testimoni,non è carino.
Dovrei assumere qualcuno che,in questi momenti,mi riporti sulla terra e mi ricordi che effettivamente esisto,ho un corpo,un’identità e vivo in un mondo reale e popolato di altri esseri umani.
quello si che sarebbe carino.
