sessismi quotidiani.

Tecnicamente siamo tutti impregnati di quel sessismo orribile che caratterizza la società.
Anche io a volte mi rendo conto di avere atteggiamenti vergognosi,me ne accorgo,mi vergogno e tento di cambiarli.

Ad esempio (ed è abbastanza imbarazzante da ammettere) quando metto il cibo nei piatti,tendo a darne sempre di più ai maschi,probabilmente come “retaggio primitivo” per cui i maschi devono mangiare più delle donne…anche se,quando ho fame,probabilmente posso mangiare il piatto mio,quello del maschio di turno e poi mangiare anche il maschio stesso,con un pò di olio a crudo.

E qui casca l’asino.(sulla questione di prima,non sul cibo): la nostra cultura è impregnata di stereotipi e inevitabilmente tutti ne applichiamo qualcuno,ma bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di ammetterlo e il dovere (morale?civico?umano?) di correggersi.(quindi piatti uguali per tutti!)

Tuttavia a volte vedo delle cose veramente orrende che mi fanno girare i coglioni a mille (uuuh “coglioni” altro stereotipo linguistico da correggere) soprattutto perchè sono prodotti da donne che reputo intelligenti.
ad esempio,oggi su facebook ho visto questa foto:
Image

ora…

ipotizziamo che effettivamente una possa “cercare il principe azzurro” (concetto inquietante…e dove dovrei aspettarlo?a casa?devo farmi trovare da qualche parte?indosserà la calzamaglia?)…se pure volesse farsi tutto il reame,paggetti e stallieri compresi,dove è il problema?
da quando ci si può erigere a “direttori del traffico vaginale” di qualcuno?
e non voglio nemmeno iniziare il solito discorso “e se si parlasse di un maschio?i toni sul farsi/non farsi tutto il reame sarebbero gli stessi?” perchè la risposta è anche abbastanza ovvia e tristemente scontata.

E non venitemi a dire “Parli così perchè non sei mai stata tradita,ci sono donne zoccole che si schiavazzerebbero il mondo senza rispetto per le altre donne” perchè vi assicuro che ci sono stati periodi in cui “passare sotto le porte” era un grosso problema per me e non ne ho mai fatto una questione di “donna zoccola” ma piùchealtro un problema di “zoccolismo maschile”,di peni eccessivamente inclini al nomadismo e di quello che si è disposti a accettare o meno dalle persone a cui ci accompagniamo per periodi più o meno lunghi.

Quindi,forse,le donne dovrebbero smetterla di erigersi a “guide morali” delle altre donne e bisognerebbe smetterla di fare “questioni morali” generalizzate sul sesso…

Se si “copulasse di più”(tutti eh…parlo sia degli uomini che delle donne) e con maggiore gioia,(senza aspettare principi/esse azzurri di sorta) questo paese probabilmente sarebbe un posto migliore.

o se non altro,più sereno.

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Pimpi’s memories…

Sono una persona paurosa.
Ma da sempre…persino da piccola,quando ci dividevamo i personaggi di Winnie Pooh (non so bene perchè lo facevamo in realtà) io ero quella specie di sorcio depilato dal sesso confuso di nome Pimpi perchè “frigna e ha paura di tutto”.

Fino a poco fa tendevo a detestare questo lato del mio carattere e a tenerlo ben nascosto ma ora mi trovo (mio malgrado) a lavorare su me stessa ho iniziato a lavorare un pò sulle mie paure o,quantomeno,a guardarle.

E le mie non sono paure comuni tipo “il buio” o “la morte” (per quanto,diciamoci la verità,preferirei evitare di morire a breve e ho imparato che,camminando al buio,di solito ti tranci via il mignolo del piede nello stipite della porta) ma sono paure più difficili da spiegare,quindi più che spiegarle posso provare a elencarle…

mi inquietano:

i negozi di cover per cellulari (come siamo messi se iniziano ad aprire negozi che vendono solo ed esclusivamente accessori per i cellulari?cioè parliamone!!!), i libri del Dottor Seuss, Le uova di animali, accendere la tv e vedere Barbara D’Urso che canta con Paolo Brosio “francesco uno di noi” parlando del nuovo papa (NOI chi?? smettetela di usare il NOI! è un pronome spaventoso che offende la mia sensibilità!!non esiste alcun noi che possa comprendere ME,IL PAPA,BROSIO E BARBARA D’URSO!!!),l’atteggiamento comune di strafottenza verso la morte altrui (perchè l’altro ormai è “altro da se”), il modo in cui uno dei bimbi che seguo parla delle donne,la rigida e pedissequa affiliazione dei bimbi alle “regole” (la disobbedienza ragionata è,secondo me,la più alta qualità a cui dovrebbero puntare i “maestri”), i “macchisti” e gli “iphonisti”, gli outlet (gente che viaggia per chilometri per andare a “comprare cose” in posti costruiti unicamente allo scopo di “vendere cose”),il bisogno generale di non mostrare emozioni e di non “provare” nulla, i vermi,la scortesia della gente quando lavoro in teatro (che cazzo senti a fare la classica se sei un troglodita??torna nella stalla e non spendere i soldi del biglietto,infame!),i banchetti del pdl che vogliono raccogliere firme “antirom” (perchè dovrei firmare qualcosa contro qualcuno?e poi che ci fate con ste firme??le portate ai rom?”oi ve ne dovete andare perchè noi c’abbiamo le firme“),la massima per cui “mors tua,vita mea” (come se ci fosse una quantità limitata di “vita”),la disumanizzazione costante dell’umanità, ma più che altro mi spaventa il fatto che nessuno si spaventa più.

La paura è un sentimento nobile…ti preserva dal peggio di te stesso.

e nessuno ha più paura di niente.

e non ci credo che “dietro ogni paura c’è un desiderio”,dietro ogni paura c’è solo paura.

Umana,lacerante e disturbante paura che,tuttosommato,ti da la misura esatta di quanto tu sia vivo e sensibile.

e io c’ho paura.

l’età di mezzo.

e non parlo della mezza età.

parlo dei quasitrentenni (come me) che vivono in questo allegro periodo storico.

Non rappresentati (se non dalla triste casella 25/35),depressi,solitamente laureati ma con stipendi da frizzante “ragazzo del bar” ma senza la possibilità di sputare nel caffè dell’avvocato tizioecaio dello studio “cognome&cognome”,troppo qualificati,troppo naif,troppotroppotroppo.

Diceva McCarthy “Non è un paese per vecchi”…parafrasando lui e i fratelli Coen “Non è un paese per quasitrentenni”.

Siamo schiacciati tra gente adulta che ha perso completamente il contatto con ,la realtà e una generazione di poco più che ventenni che credono che cagare parole su word sia “scrivere libri”,che latrare davanti a un microfono sia “fare musica”,che sforzarsi di restare svegli tutta la notte sia “essere artisti maledetti”,che possedere una reflex sia “essere i nuovi Mapplethorpe” e che autodefinirsi “anarchici” (ecchissenefrega se poi non si ha nessuna fiducia nel genere umano,la logica aristotelica è un particolare ininfluente) sia il massimo dell’underground.

Tecnicamente non esistiamo.

Non siamo femministe perchè usiamo ancora il maschile per i gruppi misti (questi sono i veri errori,mica il considerare necessaria una presenza maschile al nostro fianco…quello viene classificato come “bisogno etologico di tutt*”),non siamo abbastanza “di sinistra” perchè non pubblichiamo ossessivamente link sulla Palestina (la questione palestinese va avanti da decenni ma solo ora è a la page),Non siamo degni di ascolto perchè,invece di scriverli,i libri li leggiamo (ma qualcuno,in questo paese di “santi,poeti e navigatori”,compra ancora i libri?),siamo snob perchè pretendiamo che la gente non sia del tutto cogliona. 

AI pocopiùcheventenni è stata data l’illusione che qualunque manifestazione sia arte.Vivono questa grande illusione per cui loro riusciranno e se non riescono,riusciranno comunque perchè la colpa è dell’ignoranza comune,della scarsa sensibilità artistica,della capraggine diffusa e (se tutto va male) saranno dei grandi artisti incompresi.(come Van Gogh ma senza la fatica dell’automutilazione e della depressione).

Questo paese di tronisti e grandifratellini non può capirli…nonostante loro ne siano il diretto e inqualificabile prodotto,molto più vicini a “giggia del gf5” che a Petrarca.

Noi,cresciuti con la consapevolezza che,forse,per essere artisti occorre innanzitutto il talento (merce rara),ci siamo impegnati,abbiamo studiato per fare altro,per essere eventualmente dei “professionisti in [inserire un qualsiasi ambito]” ci troviamo in questo gigantesco nulla,economico,culturale ma soprattutto umano,depressi e vogliosi di poter fruire di un’arte che non esiste più e che,se esistesse,non potremmo permetterci.

E mentre la mia amica quasitrentenne professionalmente valida,mi chiama in lacrime di commozione per dirmi “sai che forse mi daranno la tredicesima?”,mentre il mio amico quasitrentenne per consolarmi mi dice “sai che all’università quando ho detto che ho 28 anni mi hanno risposto <beh tranquillo,non li dimostri>…ne ho 28,mica 50!!!stronzi”,mentre le mia amica medico quasitrentenne continua a fare notti su notti alla specializzazione su cui ha dovuto ripiegare in quanto non raccomandata,io sono qui che aspetto di sapere quali provvedimenti disciplinari prenderà la mia responsabile pocopiùcheventenne (raccomandatissima) nei miei confronti perchè ho fatto una cazzata a lavoro (strano che io abbia fatto un errore…dopotutto non vado in ferie da dicembre 2011…dovrei essere fresca e lucida come una rosa).

E mentre la me stessa bambina,quella che diceva “Io a trentanni avrò uno studio avviato,un figlio e un compagno che lavorerà fuori e tornerà giusto il necessario per essere una presenza gradevole ma non abbastanza da essere un’appendice rompicoglioni”,guarda con orrore il nulla che ho costruito,il mio enorme senso di fallimento mi osserva e nelle fattezze di un compianto ma odiosissimo Giorgio Bocca (non so perchè ma io il mio senso di colpa lo immagino così,forse perchè sembrava trasudare boria) mi prende per il culo affermando:

“è l’età di mezzo,bellezza”.

Idiozia vacanziera.

non ho avuto delle vere vacanze,questa estate.
Ho lavorato come un “ciuccio” e questo mi ha reso cattiva,inacidita e “figadilegno”.
Ho covato tanto rancore verso il genere umano vacanziero.

E oggi,quando ho visto questo video,il rancore è esploso.

Innanzitutto non capisco perchè “l’Estate” autorizzi il genere umano a essere idiota.
Davvero,qualcuno me lo spieghi.
sarò anche una persona odiosa,ma non capisco perchè da Giugno a Settembre si debba automaticamente perdere decine di punti Q.I.

Nessuno a Novembre ballerebbe “Il pulcino Pio” (almeno spero)….perchè farlo a Luglio?
perchè?
peeeerchèèèèèèèèèè???

ma soprattutto, il pensiero che qualcuno possa aver abbandonato il lettino in spiaggia,possa aver rinunciato ad una “rinfrescante nuotata” in mari cristallini,possa essersi sfilato la maschera con cui osservava i pesci,l’acqua verde e “le rocce,bianco il fondo”,per fiondarsi sul bagnasciuga a ballare il “pulcino pio” mi fa passare la voglia di vivere.

“voi ve lo meritate Alberto Sordi.”

Voi non meritate le vacanze.

Dovevate restare a casa a fare “i sughi” con 40 gradi.

Voi e il fottutissimo pulcino pio.

gnek.

ho cambiato lavoro.
cioè lavoro sempre per la stessa “azienda” ma la mia mansione è cambiata.

In realtà,in un’allegra mattinata di fine Luglio,ho ricevuto la telefonata della mia responsabile,che chiamerò RUBICONDA LOLLY,in cui mi chiedeva se volevo rifirmare il contratto con loro.

Con RUBICONDA LOLLY ho avuto il seguente dialogo:

IO: Ruby,però te lo dico,io non ce la faccio più a lavorare a scuola con i bambini…veramente,dopo un po’ devi staccare,è snervante…non è che potete mettermi da qualche altra parte? chessò con i maniaci omicidi,con quelli con la lebbra,i sex offenders…davvero,ma che non siano bambini.

RUBY: non ti preoccupare. Capisco il tuo discorso e penso che sia importante mettere il lavoratore in condizione di essere anche soddisfatto di quello che fa.non trovi?

Oi “io trovo” e trovo “a pacchi”.

Peccato che ora metà delle ore le faccio in un NIDO. (“asilo nido” non un nido vero…anche perché non credo ne esistano della mia misura…forse quei grossi rapaci tipo gli avvoltoi…brrr sarebbe orribile vivere tra gli avvoltoi…io lo odierei.non mi piace come ti guardano)

Quindi ora lavoro con la fascia di popolazione più abietta: gli 0-3.

Gli zerotre hanno sempre le manine appiccicose e te le appoggiano sempre sui vestiti e l’unico contributo che danno al pianeta è sottoforma di orrenda cacca.
l’unica cosa positiva è che posso dare sfogo alla mia vena drammatica…perchè quando parlo sono la “regina del dramma”.
Gesticolo come un’ossessa,mimo le cose,cambio tono,insomma sono una persona spaventosamente teatrale…e i bambini di solito guardano rapiti questa sorta di tragedia greca che avviene sotto i loro piccoli occhietti da imberbi.

L’altra volta eravamo a tavola e stavo ed ero sul punto di staccare la testa a morsi a qualcuno (provateci a stare voi,seduti ad un tavola da gnomi,appollaiati su quelle microsedioline…insomma,io sono per ¼ friulana,sono una donna alta,mica posso staccarmi le gambe e buttarle?stronzi.)ed era tutto un vociare,un sbattere di forchette sul piatto,un canticchiare sommesso…

Ed è stato lì che,ho tirato fuori una perla della pedagogia partenopea…

“BIMBI…NON SI DEVE FARE TUTTO QUESTO CHIASSO MENTRE SI MANGIA [pausa drammatica in cui li guardi tutti e fai “No” con il dito] SAPETE PERCHè? [momento in cui grazie al superpotere  dell’udito selettivo ignori i tentativi di risposta] perché [pausa drammatica in cui li guardi tutti a turno] PERCHè QUANDO SI MANGIA SI COMBATTE CON LA MOOOOORTE”.

E la faccia su “moooorte” è più o meno questa.

Ovviamente gli 0-3 non sanno ancora cosa sia la morte,ma se glielo dici con quel tono,non deve essere nulla di buono.
fattostà che il mio tavolo era il più silenzioso del refettorio.
l’educazione partenopea è simile a quella spartana…semplice e fortificante.

la vocazione splatter dei miei parenti ed il suo inspiegabile collegamento con Italia-Germania.

Proprio qualche giorno fa sono andata,mio malgrado,a guardare la partita Italia-Germania in piazza.
con la “grandissima vittoria” di questa Italia “fantasiosa” e “capace di concretizzare” (cito le parole del cronista…o del mio amico,ora non ricordo bene) in strada è calato il delirio…clacson,trombette,petardi.

beh ora provate a visualizzare la scena,come in un film…
io (beh se volete potete immaginarmi anche con le fattezze di Marion Cotillard) che corro su un’affollatissima strada maggiore…mi guardo intorno spaesata,guardo la mia amica che fotografa i tifosi con la reflex (e già su questo ci sarebbe da chiedersi “perché?”),sento i clacson,guardo i tizi seminudi che corrono,tutto diventa ovattato,va via il sonoro finchè non sento il rumore di un petardo…

Parte il flashback.

io e mia nonna (che potete immaginare nelle fattezze di Bilbo Baggins perché,VI GIURO ERA IDENTICA!!!!) passeggiamo per il cimitero per andare sulla tomba di mio nonno…il ramo familiare di mia nonna paterna (il lato  “Nonnerno”?) aveva il grosso dono di essere terribilmente crudo e cruento per quanto riguarda le questioni inerenti alla morte.
beh,posso dirlo senza alcuna remora (che poi,in realtà le remore sono pesci…potete trovare maggiori dettagli qui),loro (i miei parenti dal lato paterno…non i pesci)sono responsabili di gran parte dei miei incubi e dei miei terrori ingiustificati.

Mentre ci recavamo sull’allegro sepolcro del nonno incontrammo la sorella mezza matta di mia nonna (ovviamente viva eh) che dopo i complimenti di rito “oooh ma tua nipote ma comm sè fatta ross,ma che bella uaglion” ci regalò questa perla di saggezza:

“ma andate a trovare il nonno?

[mannò eravamo qui in giro perchè ci piace l’aroma di putredine]

ma che lo andate a trovare a fare?è morto…morto morto.ormai è un verme…un verme mangiato dagli altri vermi,nella terra nuda che lo avvolge”

la cara “zia peppina”ci ha regalato una lunga serie di notti insonni.

dopo questo soave incontro continuammo,con l’animo gonfio di immagini terrificanti,a passeggiare per tombe,quando mia nonna(stranamente silenziosa) mi indicò una tomba con la foto di una graziosa ragazza e mi disse:

vedi questa ragazza?era capodanno,stava sul suo balcone a tirare dentro le piante e un petardo l’ha uccisa!Serena,la morte è ovunque e arriva quando meno te lo aspetti….quando meno te lo aspetti”.

Ora ogni capodanno o in ogni occasione “petardosa” io penso alla ragazza delle piante e mi intristisco.

No ma grazie,nonna.

Niente ti aiuta a crescere sereno quanto l’immagine della morte perennemente dietro l’angolo.

dieeeetro l’angooooolo.

non sapevo che il titolo fosse opzionale…ma ciò mi ha liberato dalla schiavitù dei titoli.

tempo fa dissi:

“ahahahah col cazzo che lavorerò con bambini!!!”

beh,ho appena “festeggiato” il mio decimo anno di lavoro con i bambini.

(meno) tempo fa dissi:

ahahahah vabbè lavoro con i bambini,ma col cazzo che lavorerò in una materna

beh,sto finendo ora il mio primo anno di lavoro in una materna.(delle suore,ma su questo ci sarebbe da scrivere un lungo post a parte pieno di bestemmioni poco politically correct)

ora dichiaro solennemente:

“col cazzo che accetterò una eventuale eredità milardaria da uno zio defunto che nemmeno sapevo di avere”

perchè,è vero che il “pensiero magico” è degli psicotici,però che cazzo,meglio mettere le mani avanti ogni tanto.

comunque,Ho lavorato tutto l’anno in una scuola materna.

E,nonostante dio solo sappia quanto io sia inadatta a lavorare con i bambini della materna,pare che la comunicazione tra lui e le suore si sia interrotta perchè le care pinguine non solo mi hanno fatto un colloquio ma mi hanno anche,inspiegabilmente,assunta.

Per lavorare con i bambini della materna ci vuole una cortesia che io non ho,una moderazione che non avrò mai ed un controllo che (diciamocelo chiaramente) il mio sviluppo psicologico non ha mai visto nemmeno da lontano…ma soprattutto ci vuole delicatezza.

ed il mio tipo di delicatezza non si sposa affatto con quello richiesto nella fascia d’età 0-5.

i bambini della materna ci tengono a raccontarti che ieri sera hanno mangiato la pizza e te lo raccontano con lo stesso pathos e la stessa azione di un film francese…ti citano ogni singolo ingrediente come il miglior elenco puntato di Word e tendono a ripetere più volte le stesse cose: “lo sai che ho mangiato la pizza? [perchè mai dovrei saperlo???vivo con te???i miei superpoteri da adulto mi rendono forse onnisciente???] sopra c’era il pooooomoooodoooooro,la mossarellaaaaaaaaaa [perchè i bambini hanno la zeppola e la esse fischierina al posto della z] la salsicciaaaaa [che poi sti bambini che stomaco hanno???non la mangio io la pizza con la salsiccia!!!mah], la mossareeeellaaaaaaa,il mais,la mossarellaaaaaaaaa” e tu devi ascoltare e manifestare giubilo e sorpresa per questa appassionantissima breaking news,per questo commovente spaccato sulla loro serata e quando pensi che il resoconto sia finito,ecco il colpo di scena…”c’era anche il Lucio con noi”.

chi cazzo è “IL LUCIO”????

è una pretesa troppo assurda da parte mia quella di lavorare con persone che per lo meno abbiano già acquisito una “teoria della mente”? pare proprio di si.

beh,stavolta non rilascerò dichiarazioni che a Settembre mi esporranno ad una clamorosa figura di merda (del tipo “ma tu non avevi detto che….”),so bene come funziona il mercato del lavoro e so altrettanto bene che “fare il lavoro per cui ci si è rotti il culo sui libri” è un’utopia che magari vale solo per il nord europa e non nego che i suddetti “nani cacapalle” mi abbiano insegnato un sacco di cose e mi abbiano migliorato come persona e tanti altri cazzi che non sto qui a raccontare per non scadere nel sentimentalismo spicciolo..ma una cosa lasciatemela dire…

IO,CON I BAMBINI,NON CI VOGLIO LAVORARE.

“io con i pazzi non ci parlo”

disse un tizio che conoscevo.

in effetti il proverbio dice che “a lavar la testa all’asino ci si perde acqua e sapone”

tuttavia,la domanda fondamentale che vorrei porre a tutti i teorici della normalità a tutti i costi è “ma che dobbiamo farcene noi di tutta quest’acqua e questo sapone da non poterne disporre a nostro piacimento?”

il mondo pullula di esistenze drammaticamente poco interessanti,gli argomenti costantemente messi in campo sono “cosa ha fatto il Napoli?”,”tizio che si è messo con Caio”,”io che mi sto facendo questa o quell’altra tizia” e tutta una serie di altre amenità che ti fanno rimpiangere o se non altro riconsiderare il costantemente vario immaginifico dei matti.

in un mondo di cucine componibili ikea,di mogli e amanti,di noia e stupidità comune,di inquietudine sottile come la carta velina,di senso di colpa istituzionalizzato e di insensibilità endemica,io metterei la firma per poter parlare solo con i pazzi.

forse alla fin fine non sei tu quello che sceglie…ed a tirar troppo la corda poi sono i pazzi a non volere più parlare con te.

saranno anche pazzi,ma non sono mica stronzi.

Dissociazione

 

“accentuazione dell’insicurezza ontologica comune a tutti gli uomini, per cui anche in circostanze di vita ordinarie, un individuo può sentirsi più irreale che reale, letteralmente più morto che vivo, differenziato in modo incerto e precario dal resto del mondo, così la sua identità e la sua autonomia sono sempre in questione. Può mancargli la sensazione della continuità temporale; può fargli difetto il senso della propria coerenza o coesione personale. Si può sentire come impalpabile, e incapace di ritenere genuina, buona e di valore la stoffa di cui è fatto. Può sentire il suo io parzialmente disgiunto dal suo corpo.”

non essere del tutto convinti di esistere è seccante.

no,dico davvero.

ci sono delle piccole cose di cui si ha bisogno,delle piccole certezze,quei piccoli semplici piaceri che ci rendono contenti,come il caffè la mattina,il sole sulla faccia,la cortesia delle persone e la consapevolezza di esistere in un dato momento ed in un dato spazio.

Qualche giorno fa ero al supermercato (non so perchè ma tutti i miei momenti esistenziali si svolgono nei supermarket.”Costei è davvero la figlia del consumo” direte voi,dopo avermi infilato una lancia nel costato) tra le allegre merendine,i simpatici biscotti ed i gioiosi cioccolatini (vabbè non era poi così gioioso come momento) ed all’improvviso è arrivata quella sensazione di inesistenza,quel dubbio,quell’atroce domanda:

“ma io che ci faccio qui?”

il tutto dura un attimo ma in quell’attimo è tutto così incerto,chi sei,dove sei,cosa sei.

ed i tegolini mi sono testimoni,non è carino.

Dovrei assumere qualcuno che,in questi momenti,mi riporti sulla terra e mi ricordi che effettivamente esisto,ho un corpo,un’identità e vivo in un mondo reale e popolato di altri esseri umani.

quello si che sarebbe carino.

 

 

De Serenae Nullafacentia

oggi dovevo compilare un modulo per la scuola di psicoterapia.

un atto semplice,immediato e puntuale.

scrivo gioiosa i miei dati sensibili (quindi a me noti e stranoti),quando mi trovo improvvisamente davanti ad un impasse:  il modulo,invadente e ficcante,mi chiede quante ore di tirocinio devo svolgere.

oibò-penso-non lo so mica (perchè in puro stile bolognese ormai metto il “mica” a fine frase) fammi controllare su google

controllare su google è un atto comune che di solito impiega dai 5 ai 30 secondi a seconda della velocità di connessione.

inizio a digitare “scuol” ma,a causa di un refuso,scrivo “scol” e subito google mi consiglia “scolopendra gigantea”.

 Una persona normale avrebbe ignorato google,cancellato e riscritto “scuol”…ma io no.subito vengo presa da un dubbio atroce: “ommioddio…cos’è una scolopendre gigantea?non mi è nuovo come nome…devo assolutamente saperlo.non posso vivere senza sapere cos’è una scolopendra.”

ovviamente vado su wikipedia e scopro che la scolopendra è ”

Scolopendra Linnaeus, 1758 è un genere di artropodi della classe dei Chilopodi, noti comunemente come centopiedi.”

grande!

la questione potrebbe finire qui,ma no!

io voglio saperne di più.

 insomma,dove vive?cosa mangia?scopro con interesse crescente che la scolopendra vive un pò ovunque e può anche arrivare a mangiare piccoli animali come lucertole,topi e persino uccelli!!!
la scolopendra è,senza dubbio,un animale davvero affascinante.

Perdo altri 5 minuti buoni a fissare il vuoto pensando a come sarebbe la mia vita se fossi una scolopendra gigante.

poi  adocchio un link che mi conduce a Linneo.

i link sono quanto di più deleterio ci sia per me e per le piccole azioni pratiche che sono obbligata a svolgere…hanno lo stesso potere del “TRY ME” nei negozi di giocattoli.

ovviamente schiaccio sul link.

Devo assolutamente saperne di più,anche su Linneo.

La pagina si apre con una bellissima citazione in latino (« Nomina si nescis, perit et cognitio rerum. »).perdo altri 5 minuti a riflettere sull’importanza del dare un nome alle cose e blablabla. Scopro poi che Linneo era svedese.

Grande! adoro la Svezia.eh i nordeuropei,loro si che la sapevano lunga.

ormai il modulo da compilare è un ricordo lontano.la mia mente malata sta vagando di link in link persa inesorabilmente nel vortice del volo pindarico.

la cattivissima pagina di Wikipedia cita Aristotele.

adoro Aristotele,sono stata anche a Stagira e lì ho dichiarato eterno amore al filosofo greco e ora non posso fare a meno di guardare la sua pagina wikiquote,insomma sarebbe una mancanza di rispetto non farlo e non si dica che io offenda personalità di questo calibro…

ovviamente solo dopo aver dato un’occhiata alla pagina sull’horror vacui ed aver riflettuto un paio di minuti sul “vuoto“,fissando il vuoto.

e poi che fai,hai visto Aristotele e  non vai a guardare Platone?

e così via…catturata nel gorgo della nullafacenza,del gusto estetico per la citazione,in un processo senza fine,in cui il modulo è ormai carta straccia.

questo è il motivo per cui non concluderò mai niente di pratico.

Wikipedia,tu mi ucciderai.

sono un’idiota.

 

 

uhm…idiota…Dostoevskij…quel libro mi è piaciuto un sacco…magari dovrei riguardarlo un attimo….giusto 2 minuti…