“io con i pazzi non ci parlo”

disse un tizio che conoscevo.

in effetti il proverbio dice che “a lavar la testa all’asino ci si perde acqua e sapone”

tuttavia,la domanda fondamentale che vorrei porre a tutti i teorici della normalità a tutti i costi è “ma che dobbiamo farcene noi di tutta quest’acqua e questo sapone da non poterne disporre a nostro piacimento?”

il mondo pullula di esistenze drammaticamente poco interessanti,gli argomenti costantemente messi in campo sono “cosa ha fatto il Napoli?”,”tizio che si è messo con Caio”,”io che mi sto facendo questa o quell’altra tizia” e tutta una serie di altre amenità che ti fanno rimpiangere o se non altro riconsiderare il costantemente vario immaginifico dei matti.

in un mondo di cucine componibili ikea,di mogli e amanti,di noia e stupidità comune,di inquietudine sottile come la carta velina,di senso di colpa istituzionalizzato e di insensibilità endemica,io metterei la firma per poter parlare solo con i pazzi.

forse alla fin fine non sei tu quello che sceglie…ed a tirar troppo la corda poi sono i pazzi a non volere più parlare con te.

saranno anche pazzi,ma non sono mica stronzi.

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